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Per chi sogna gli Stati Uniti d’Europa ogni piccolo passo in avanti è un grande traguardo. Perché, si sa, non è un sogno semplice da realizzare: l’ipotesi di un’unificazione europea con conseguente perdita della sovranità nazionale non è condivisa da tutti, anzi. Allora, in questi giorni così difficili sotto ogni punto di vista, possiamo festeggiare per i Recovery Bond?

Cosa sono i Recovery Bond

I Recovery Bond sono obbligazioni comuni emesse dal Recovery Fund, cioè, letteralmente, un fondo di recupero. E’ una proposta proveniente dalla Francia, che consiste nell’istituzione di un fondo ad hoc per l’emissione di queste particolari obbligazioni garantite dal bilancio dell’Unione Europea. In questo modo la condivisione del rischio sarebbe comune solo per il futuro e non ci sarebbe, invece, una mutualizzazione sui debiti del passato: sarebbe un compromesso per accontentare i Paesi del Nord, come Olanda, Svezia, Austria, Finlandia e Germania, che sono contrari a farsi carico degli oneri legati ai debiti pregressi di altri Stati, come avverrebbe con i Coronabond.

I titoli di debito emessi da questo fondo sarebbero gli strumenti attraverso cui raccogliere liquidità, che poi verrebbe trasferita agli Stati membri colpiti dall’emergenza Coronavirus. Infatti, i risparmiatori acquisterebbero i titoli emessi sul mercato ottimizzando il loro investimento grazie al riconoscimento di un tasso di interesse e, di contro, gli Stati membri otterrebbero la liquidità necessaria a fronteggiare la crisi.

Spetterà alla Commissione europea, tra qualche giorno, presentare una proposta dettagliata in cui spiega come intende collegare i Recovery Bond con il bilancio pluriennale europeo.

Un documento verso l’Unione federale

Tutto questo ha portato, negli ultimi giorni, ad un paper inviato alla Commissione europea da Sandro Gozi di Renew Europe, Andrew Duff dei Federalisti europei ed i membri del Gruppo Spinelli al Parlamento europeo. Nel documento si legge che il Recovery Fund ed i Recovery Bond sono la soluzione più semplice e diretta alla crisi che sta vivendo l’Unione Europea, ma non solo: i promotori sostengono che i Recovery Bond possono aprire la via ad una seria riforma dell’Unione, perché “solo un’Unione federale potrà veramente condividere i rischi con efficacia e legittimità”.

Nel paper è anche suggerito un modo per superare la situazione di stallo sul bilancio dell’Unione, per il quale si raccomanda una ristrutturazione in parti federali e confederali. La parte federale dovrebbe essere costituita da nuove risorse proprie dell’Unione Europea, senza costi aggiuntivi per gli Stati nazionali. “Solo se l’Unione Europea agirà a livello federale acquisirà la politica fiscale comune necessaria per investire nella ripresa economica”, aggiungono.

L’occasione per una riforma delle finanze UE

Gli europarlamentari firmatari del documento esortano, quindi, il Consiglio europeo a discutere la possibilità di installare un livello di competenza di governo al di sopra dei singoli Stati membri. Cogliendo questa occasione per una radicale riforma delle finanze dell’Unione, la Commissione dovrebbe proporre la creazione di un nuovo “veicolo” per scopi speciali, cioè un bond federale garantito dall’Unione stessa.

Una possibile svolta

Si può, allora, dire che i Recovery Bonds promettono di essere un investimento interessante e sicuramente gli acquirenti darebbero un forte segnale di fiducia commerciale e politica nella stabilità dell’euro e nella durata dell’Unione Europea; ma potrebbero anche rappresentare una svolta per i sognatori degli Stati Uniti d’Europa che, passo dopo passo, avrebbero forse la possibilità di avvicinarsi all’obiettivo.

Danja Stocca