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Mi hanno sempre detto… tu sei una quercia che ha cresciuto sette rami, e quelli sono stati falciati, e la quercia non è morta… la figura è bella e qualche volta piango… ma guardate il seme, perché la quercia morirà, e non sarà buona nemmeno per il fuoco. Se volete capire la mia famiglia, guardate il seme. Il nostro seme è l’ideale nella testa dell’uomo

Alcide Cervi

La storia d’Italia dal 1943 al 1945 è costellata di figure eroiche, spesso molto giovani, che hanno dato la vita per la nostra libertà, lottando contro il nazifascismo e l’occupazione tedesca di ampie zone della penisola.
Oggi, in particolare, ricorre l’anniversario di uno degli avvenimenti più tragici di quel periodo: l’eccidio dei Fratelli Cervi, 7 ragazzi tra i 22 e i 42 anni, catturati, barbaramente torturati e uccisi dai fascisti.

La famiglia Cervi, di origine emiliana, aveva già partecipato in epoca precedente all’instaurazione della dittatura mussoliniana attivamente alla vita politica del nostro Paese, rivendicando i diritti degli agricoltori in Emilia. Dopo il 25 luglio 1943, con la deposizione e l’arresto di Mussolini, i fratelli Cervi si organizzano e abbracciano con entusiasmo la lotta partigiana: non solo fondano la “Banda Cervi” che darà un contributo fondamentale in quella zona dell’Emilia che va da Valle Re ai Campi Rossi, ma la loro casa diventa un porto sicuro per antifascisti e per tutti coloro che riescono a fuggire dalla barbarie delle Camicie Nere e delle SS.

La “Banda Cervi” si allarga presto e nella notte tra il 24 e il 25 novembre 1943 viene ad un vero e proprio scontro a fuoco con i fascisti, che li vede perdenti. I fascisti arrestano, quella notte, molti membri chiave della resistenza emiliana, i 7 fratelli Cervi e il loro papà e vengono trasportarti nel carcere di Reggio Emilia.

Per più di un mese subiscono ogni tipo di tortura da parte dei propri carcerieri, fino al 28 dicembre, quando per rappresaglia contro l’uccisione da parte dei partigiani del segretario comunale di Bagnolo in Piano, gli squadristi decisero di mettere fine alle loro vite, tutte insieme, così come avevano sempre vissuto.

Papà Alcide riesce per un evento fortuito a scappare il 4 gennaio 1944. La mamma, la forte e carismatica Genoeffa, non sopravvive più di un mese alla scoperta della notizia sulla tragica fine dei suoi 7 figli.

Alla fine della guerra, non solo Alcide, ma anche tutti i ragazzi che in modo o nell’altro erano passati da Casa Cervi durante la resistenza, hanno portato avanti il ricordo di quei 7 eroici ragazzi, tanto che ancora oggi tante città italiane hanno una via o una piazza loro intitolata.

Cosa ci insegna oggi la loro storia? Perché Matteo Renzi ci ha invitato a riscoprirla o magari a studiarla per la prima volta? Il loro esempio ci insegna che siamo noi ragazzi che possiamo e dobbiamo fare la differenza, che dobbiamo sempre farci trovare dalla parte giusta della storia, che dobbiamo essere pronti anche a dare la vita per ciò in cui crediamo.

Perché solo in questo modo saremo degli eroi e daremo linfa vitale alla vita democratica del nostro Paese.

Di Maria Pappini