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Che cos’è il Congresso Mondiale delle Famiglie e perché l’evento porta il logo della Presidenza del Consiglio? Quali Associazioni sono scese in campo contro l’evento?

Negli ultimi giorni di Marzo, Verona, la famosa città dell’amore, ospiterà il criticato World Congress of Families, uno dei più grandi meeting a livello internazionale di gruppi e movimenti no-choice, anti-LGBT e contro la società laica. L’obbiettivo dell’evento, definito dal suo stesso fondatore Allan Carlson una crociata morale, è quello di unire e far collaborare i leader, le organizzazioni e le famiglie per affermare, celebrare e difendere la famiglia naturale come sola unità stabile e fondamentale della società.

I temi cardine, come dichiarati sul sito dell’evento, e che vanno dalla bellezza del matrimonio, la crisi demografica, la salute e dignità della donna e dei bambini, non sono altro che maschere per nascondere una verità ben diversa. Infatti, sotto questa retorica pro-famiglia si celano invece i reali obbiettivi contro l’aborto, la libertà di scelta delle donne, le unioni omosessuali e la promozione della famiglia naturale intesa come etero patriarcale.

Infatti, i referenti della tematica che tratterà della bellezza del matrimonio conferiranno in realtà sulla abrogazione di tutte le leggi che permettono il divorzio o in alternativa la costituzione di leggi che lo rendano un processo difficile ed insidioso, favorendo invece il matrimonio attraverso tasse e leggi sociali. Il secondo argomento quello dei diritti dei bambini, in questo caso è stato trasformato in sinonimo di campagna contro l’aborto e la fecondazione assistita. Qui troviamo gli obbiettivi di introdurre consulenze contro l’aborto finanziate dai governi, di promuovere l’obiezione di conoscenza tra medici e farmacisti e rendere illegale la fecondazione in vitro, qualsiasi uso di cellule staminali umane e proibire l’eutanasia, tutto questo a livello Europeo.

Altro elemento cardine del Congresso è il ruolo della donna all’interno della famiglia. Secondo la visione patriarcale delle associazioni che presenzieranno, la figura naturale della donna è andata negli ultimi anni ad essere intaccata dalle molte leggi Europee e nazionali a favore della parità tra i sessi. Con le parole di Francesco Agnoli, docente, autore ed uno dei relatori del Congresso “Se il rapporto uomo-donna non ritorna sui binari tradizionali avremo sempre un problema concreto.”. Secondo questa visione, il Congresso vuole l’abolizione delle leggi a favore dell’uguaglianza tra uomo e donna, non solo a livello nazionale, ma anche nell’Unione Europea, eliminando addirittura alcuni degli articoli presenti nella carta dei Diritti Fondamentali. Oltre che sulla loro libertà in toto le donne sono anche nel mirino del Congresso per via della libertà di abortire, dichiarando che l’aborto non sia un diritto della donna, ma sia anzi un abominevole delitto, e che la legge 194 abbia portato ad un costo umano di più di 6 milioni di vittime.

In tutto ciò però i più attaccati rimangono i membri della comunità LGBT i quali vengono colpiti dagli obiettivi del Congresso più violentemente e senza maschere di alcun tipo a differenza dei punti precedenti. L’omosessualità è infatti definita unicamente come sodomia, ossia intesa come uso improprio del proprio corpo e una negazione della dignità umana. E’ principale obbiettivo del Congresso quello di abrogare a livello internazionale ogni tipo di legge che permette il matrimonio o l’unione civile tra persone dello stesso sesso, l’adozione da parte di coppie omosessuali e quello di cancellare qualsiasi finanziamento a favore della comunità LGBT nei Programmi di Assistenza Pubblica. Obbiettivo finale è quello del divieto di sodomia.

Come possiamo vedere l’agenda dell’evento non è altro che un plateale tentativo di far tornare indietro le lancette della storia, portando ad un profondo arretramento sui diritti umani per cui intere generazioni hanno lungamente combattuto. Pessimo segno dunque che sia proprio il nostro paese ad ospitare questo agghiacciante evento. Un grande passo indietro rispetto all’Italia che solo poco tempo fa sembrava essersi messa sui binari del futuro con i risultati della legge sulle Unioni Civili e del testamento biologico.

Ma c’è anche di peggio: l’evento non solo porta il patrocinio della Presidenza del Consiglio, della Regione Veneto e della Provincia di Verona, ma vede tra i suoi relatori il Ministro degli Interni Matteo Salvini e il Ministro per le politiche per la famiglia Lorenzo Fontana. Dopo la richiesta di svariate associazioni per i diritti LGBT, tra cui Arci e All Out, le quali hanno collaborato nella campagna e raccolta firme: “Italia: non sostenere l’odio” la quale ha già raggiunto 110 mila aderenti, Palazzo Chigi ha dichiarato che l’evento non ha il Patrocinio diretto del Presidente del Consiglio, ma il logo rimarrà. Questo perché nonostante Conte abbia dichiarato che “Questo Governo si propone di tutelare con la massima attenzione ed energia la famiglia fondata sul matrimonio, senza che questa possa in alcun modo compromettere il riconoscimento giuridico e la piena legittimazione delle unioni civili.” Fontana, Ministro della Famiglia, sostenitore e relatore del Congresso, può comunque utilizzare il simbolo del patrocinio del Consiglio che appunto rimarrà. Un’ambiguità che il governo non ha ancora tenuto a chiarire.

In tantissime sono le associazioni di Verona e non, che hanno risposto a gran voce contro l’evento. In primis, come abbiamo detto, le associazioni di difesa dei diritti LGBT le quali hanno già da settimane annunciato la loro mobilitazione. “Arcigay il 30 marzo sarà a Verona: a quella compagine di carnefici dei diritti mostreremo il nostro orgoglio e la nostra libertà:” ha annunciato Gabriele Piazzoni segretario generale Arcigay. Con loro in piazza il 30 marzo anche le associazioni per la difesa dei diritti delle donne come NonUnaDiMeno e associazioni culturali, capitanate dalla stessa Università di Verona che tra i suoi professori e ricercatori ha già raccolto un’adesione pari a 160 firmatari e una vera e propria mobilitazione degli studenti. “Abbiamo sentito la necessità di sollevare una distinzione rispetto alle posizioni che vengono espresse con riferimento scientifico in questo convegno.” ha spiegato il direttore del Consiglio di dipartimento di Scienze Umane Panattoni, che si dice preoccupato per la presenza di esponenti del governo.

Non si è nemmeno fatta attendere la voce del neoeletto Segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti il quale all’Assemblea Nazionale del Partito ha dichiarato che il 30 marzo sarà a Verona per unirsi alla contro protesta. Non solo per testimoniare la vicinanza alla comunità LGBT e il completo rifiuto di un’involuzione dei diritti, confermando che questo appunto sarà un PD che proprio dai diritti vuole ripartire, ma anche per avere chiarimenti su come sia possibile che dei ministri saranno ospiti di un evento omofobo e misogino. “A fine mese si sono dati appuntamento a Verona con il solito atteggiamento bifronte e ipocrita del nostro governo, a loro diciamo che la famiglia è una comunità di affetti, non gerarchie o politiche ideologiche.”