Millennials

Millennials

Leggi altri post di questo autore

La plastica ha rivoluzionato i sistemi di consumo della società, risultando sempre più indispensabile per la vita dell’uomo ma provocando diversi disastri ambientali e costringendo l’uomo, che ne è l’artefice, a introdurre alcuni provvedimenti per limitarne la sua diffusione

La plastica ha rivoluzionato i sistemi di consumo della società ed è entrata a far parte della vita quotidiana delle persone soprattutto dopo la Seconda guerra mondiale, trasformando l’età moderna al punto tale da risultare ovunque e spesso indispensabile. La plastica ha offerto molti vantaggi; ha consentito alla medicina di realizzare dispositivi salvavita, ma ha reso anche più leggere le automobili e i jet, ha permesso di creare incubatrici e attrezzature per rendere potabile l’acqua. Grazie alla plastica è nata la “cultura dell’usa e getta”, un’innovazione assolutamente straordinaria, di cui però dopo anni ne sono stati riconosciuti diversi aspetti negativi. Buste di plastica e involucri per il cibo restano nella nostra vita per un periodo di tempo ben specifico di qualche ora o giorno, mentre rimangono sulla Terra per centinaia di anni.

Oggi vengono prodotti quasi 396 milioni di tonnellate di plastica all’anno e di queste 110 milioni di tonnellate sono disperse in mare. La plastica è pensata come materiale a lunga conservazione che difficilmente scompare, ma si frammenta in pezzi sempre più piccoli. Gli studiosi hanno individuato un nuovo periodo geologico della storia della Terra, chiamato “Antropocene” e hanno analizzato la plastica come un “tecno fossile”, presente nelle stratificazioni geologiche. Nelle isole Hawaii la plastica è parte di alcune rocce, che sono state così definite “plastiglomerato”. L’inquinamento da plastica peggiore è quello invisibile. Quando i rifiuti sono gettati in mare, vengono degradati dalla luce del sole, dal vento e dalle onde in piccole particelle inferiori al mezzo centimetro di larghezza, chiamate “microplastiche”. Come testimonia il il film documentario “A plastic Ocean” foche, balene, tartarughe e altri animali vengono spesso strangolati da anelli di plastica o da lattine abbandonati. Questi minuscoli pezzetti vengono ingeriti dagli animali e passano attraverso l’apparato digerente, talvolta perforando degli organi e causandone la morte.

Ipsos, società leader in Italia nei servizi di ricerca di mercato, ha condotto una ricerca dedicata alla plastica, realizzata grazie all'analisi di numerosi studi e indagini di mercato condotte dall'Istituto su tematiche quali Csr (corporate social responsibility) e sostenibilità ambientale. Tale studio ha dimostrato una crescente consapevolezza ambientale dei cittadini-consumatori e una maggiore tendenza al plastic-free, come opportunità e scelta strategica per le aziende. Il 50% degli italiani lo considera "un problema molto serio", mentre il 46% lo ritiene solo un problema, che può essere risolto (26%) oppure che esiste perché ora la plastica non è adeguatamente riciclata (20%). Infine una piccola percentuale ritiene il dibattito sulla plastica, conseguenza estrema di allarmismi inutili.

Il covid-19 ha provocato una richiesta maggiore di plastica monouso. Il Peterson institute for international economics (un centro studi di Washington) dichiara che l’urgenza della pandemia ha modificato le abitudini delle persone che hanno iniziato ad acquistare e prenotare sempre più online per evitare di uscire. Basti pensare alla chiusura dei ristoranti durante i mesi di lock-down e alla necessità di effettuare consegne di cibo a domicilio. Inoltre l’acquisto di beni materiali, avvolti in imballaggi di diversi strati ha causato un improvviso aumento della plastica. A questo si aggiunge anche la produzione di dispositivi di protezione, come guanti, mascherine e visiere. Sempre più plastica finisce nelle discariche e inceneritori, ma i paesi poveri rimangono quelli più colpiti in quanto l’incenerimento non solo libera tossine, ma rilascia anche quantità di nanoparticelle e microparticelle nell’aria o nelle falde acquifere. A tal proposito Dan Parsons, direttore dell’Energy and Environment Institute dell’università di Hull spiega “Abbiamo appena cominciato a comprendere il potenziale impatto delle nanoparticelle e il modo in cui possono penetrare nelle cellule degli organismi marini. […] Le nanoparticelle di plastica potrebbero essere l’amianto dei mari”.

Secondo un report della World Bank, nei prossimi 30 anni la produzione di rifiuti in plastica crescerà del 70%. L’organizzazione non governativa WWF (World Wide Fund for Nature) ha dichiarato che “se non si interromperà lo sversamento dei rifiuti di plastica, entro il 2050 negli oceani ci saranno più plastiche che pesci”.  

La domanda che ci si continua a chiedere è se sarà mai possibile ridurre l’uso della plastica nel mondo. Nel 2019 il Parlamento Europeo ha approvato una nuova legge che vieta l’uso di articoli in plastica monouso con l’intento di responsabilizzare produttori e consumatori. Entro il 2025 le bottiglie di plastica dovranno essere prodotte con almeno il 25% di materiale riciclato e con il 30% entro il 2030. Inoltre per promuovere tale iniziativa l’Ue offrirà incentivi per quelle realtà che si impegneranno sviluppando alternative meno inquinanti finalizzate alla sostenibilità ambientale. L’ex presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani aggiunge: “con questo voto il Parlamento europeo dice basta alla plastica monouso, mettendo al bando, a partire dal 2021, i prodotti che più invadono le nostre spiagge e i nostri mari”. La continua diffusione della plastica non è più solo una semplice preoccupazione, ma sta diventando una questione sempre più centrale che richiede interventi urgenti e immediati. La possibilità di creare un futuro migliore dipende da noi.

Laura Macrì

Fonti:

https://openknowledge.worldbank.org/handle/10986/30317

https://www.nationalgeographic.it/ambiente/2020/01/tutto-quello-che-ce-da-sapere-sullinquinamento-da-plastica

https://www.wwf.it/plastica_nel_mediterraneo.cfm

https://www.wired.it/scienza/ecologia/2019/03/29/europa-plastica-monouso/