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di Mattia Tripodi

Da tempo ci si lamenta che i colossi del web non pagherebbero, nei Paesi in cui concludono i loro affari, la giusta quota di imposte sugli esigui utili che percepiscono.


L’accusa a loro volta è di eludere il fisco spostando la residenza fiscale o di studiare ingegnosi sistemi per non essere imponibili e quindi non versare nemmeno un euro nella casse dei Paesi in cui vendono i loro servizi e prodotti.


L’esigenza di far pagare le imposte a queste aziende è quindi sempre più argomento di discussione, ovviamente porre il problema a livello nazionale non ha senso, dato che è permesso alle aziende spostare la propria sede fiscale.


Basta ciò, per capire che si sbagliavano di grosso alcuni esponenti della politica italiana che invocavano la web tax nazionale, che avrebbe fatto proprio il gioco dei grandi del web.                                           Finalmente qualche settimana sul tavolo di Bruxelles, sono arrivate due proposte di web tax europea, una presentata dalla commissione e una da Francia e Germania.

Il ministro delle finanze francese ha colto perfettamente il problema di una web tax diversa per ogni Stato europeo, proponendo in accordo con il ministro dell’economia tedesco, una prima stesura del testo che porterà non oltre il 2018 alla creazione di una web tax per l’Eurozona.

La commissione ha accolto con favore l’iniziativa, e l’idea sarà discussa nel mese di dicembre dal Consiglio Europeo, massimo organo istituzionale.


La web tax europea potrebbe spianare la strada ed inserirsi in un progetto più grande, ovvero la creazione dell’Unione fiscale europea, che porterebbe all’armonizzazione di tutti i sistemi fiscali degli stati membri.
Parlando chiaro le imprese, non solo quelle digitali, che spostano la residenza fiscale in un altro stato dell’Unione per pagare imposte minori, non piacciono a nessuno e fanno venire meno il senso di comunità europea, che oggigiorno è sempre meno sentito.


Non è ammissibile che l’Europa imponga vincoli di bilancio, controlli gli investimenti e la spesa pubblica di ogni membro, e allo stesso tempo consenta norme fiscali diverse, e addirittura dei veri e propri paradisi fiscali.

Con un sistema di tassazione uniforme, l’Europa potrebbe attirare capitali senza che gli Stati iniziano a farsi sgarri tra loro, e porterebbe come effetto immediato quello di essere competitivi.
Aggiungo come pensiero personale che non esiste libera circolazione di capitali senza un sistema fiscale armonizzato.