Marco Zini

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Nell'ultimo decennio sono stati pochissimi gli argomenti che hanno interessato trasversalmente l'opinione pubblica, il comparto scientifico e la politica nel nostro Paese. Ben prima della ormai nota pandemia di CoVid-19 un altro invisibile nemico aveva colpito duramente l'Italia fra il 2008 ed il 2010 procurando una grave crisi. In maniera più compartimentalizzata e localizzata rispetto al famoso virus, Xylella fastidiosa ha recato danni inenarrabili al comparto oleario italiano, provocando perdite ingenti nel breve ma soprattutto nel lungo periodo.

La Xylella

Xylella fastidosa è un batterio che colpisce principalmente vite e ulivo, originario del continente americano dove risulta endemica, provoca patologie differenti a seconda dell'ospite. Per quanto riguarda la vite causa la cosiddetta Malattia di Pierce inficiando la produttività e la vita stessa della pianta colpita, mentre sull’olivo provoca il CoDiRo, ovvero il complesso del disseccamento rapido. Come si evince dal nome, l'infezione causata dal microrganismo ha come conseguenza un veloce avvizzimento dell'ospite in cui si è insediato in quanto la pianta, incapace di difendersi, non riesce ad ostacolare la rapida proliferazione del batterio al proprio interno. Questa sintomatologia colpisce inizialmente alcuni rami per poi diffondersi all'interno dell'organismo, provocandone il rapido, e totale, disseccamento. Il batterio infatti si posiziona all’interno del sistema vascolare della pianta, assimilabile per semplicità alle vene o le arterie presenti nel corpo umano, riproducendosi velocemente e creando mucillagini che tappano il vaso. Mancando l’afflusso di acqua e nutrienti alla porzione sovrastante della pianta essa deperisce velocemente, dato il clima torrido che caratterizza il Sud Italia.

L'approdo in Italia e la recalcitranza pubblica

I primi rinvenimenti del patogeno sono avvenuti tra il 2008 e il 2010 in alcuni oliveti pugliesi, con difficoltà, a causa della iniziale incapacità nell'associare questa sintomatologia al proprio agente eziologico specifico, in quanto mai visto in precedenza nell’areale colpito. Inoltre le ricerche iniziali furono osteggiate dalla difficile coltivabilità(1) di questo batterio in laboratorio, da questo si evince l’appellativo di fastidiosa inserito nel suo nome scientifico. Una volta individuata si è compreso che ci si trovava di fronte ad un’importante minaccia per l'economia agricola della Regione e, più in generale, italiana. Non era però nota la modalità di trasmissione di tale organismo e come fosse giunto in Italia dal continente americano. Solo successivamente si è riusciti a chiarire che il vettore fosse Philaneus spumarius (2) (volgarmente detta sputacchina) già presente in Italia ma non in grado di trasmettere il batterio in quanto assente sul territorio. Per quanto riguarda l'ingresso all’interno dei confini, si è compreso che un organismo vegetale infetto avesse superato i controlli doganali al momento dell’approdo in Italia. Sono state sviluppate diverse ipotesi, mai completamente convalidate, sulla effettiva natura del materiale infetto. È risultata, però, subito chiara la strategia di contenimento da attuare: l'eradicazione delle piante infette per evitare il dilagarsi dell'infezione a superfici maggiori. Il contenimento della Xylella inoltre non poteva essere attuato in modo terapeutico, mediante l'utilizzo di antibiotici, in quanto vietati in UE per la difesa delle piante. È stato proprio in questo frangente che l'Italia si è dimostrata debole nell'attuare le corrette pratiche di gestione dell'emergenza. Infatti prima gli agricoltori pugliesi poi la cittadinanza e l'opinione pubblica si sono schierati contro questa scelta di difesa, in quanto ad essere sradicati sarebbero stati alberi secolari caratteristici del paesaggio pugliese. Si sono visti striscioni anti-abbattimento, abbracci collettivi attorno agli alberi da abbattere, percosse agli ispettori del Servizio Fitosanitario(3) e inefficaci rimedi home-made per la protezione degli ulivi. Persino alcuni parlamentari negavano a gran voce la necessità di abbattere questi ospiti infetti. Queste sono state le scene trasmesse dalle televisioni italiane. Sono stati addirittura additati come complottisti, con delle insensate dietrologie,  gli istituti di ricerca e delle ipotetiche figure schierate per la distruzione del comparto oleario italiano. Tutto questo clamore e ritardo nell’effettuazione dell’eradicazione hanno permesso al patogeno di espandersi in maniera esponenziale all'interno del territorio della punta dello stivale. Ad oggi migliaia di km2 di oliveti sono stati completamente colpiti dal CodiRo con danni irreparabili alle imprese e al paesaggio.

La situazione attuale

Con il passare del tempo però la conoscenza  e la consapevolezza del problema sono cresciute, permettendo agli istituti di ricerca di trovare ipotetiche soluzioni ed essere in grado di contenere il più possibile la minaccia nell'areale del focolaio. Se inizialmente si stava facendo largo l’ideale di abbandonare definitivamente l’olivicoltura nella punta dello stivale, provocando quindi un netto cambiamento di  rotta nell’economia agraria regionale, recentemente uno spiraglio di positività ha iniziato ad intravedersi.  L’unico modo per poter tornare a coltivare olivo in quelle zone è l’uso di cultivar (4) resistenti al batterio; sono stati infatti numerosi gli studi a riguardo da parte degli istituti di ricerca, ben consci di questa unica possibilità residua. Negli ultimi anni infatti sono state scoperte sia varietà pre-esistenti che  nuove idonee all'areale italiano ed in grado di resistere alla Xylella. Data la situazione venutasi a creare, gli olivicoltori pugliesi non potranno più tornare indietro bensì dovranno convivere nel migliore dei modi con l'ospite sgradito. All'interno di queste piante il batterio non riesce a replicarsi in maniera significativa a seguito dell'infezione, mediata dalla puntura del vettore,  per cui la sintomatologia non si manifesta e non provoca quindi nessun danno alla sanità della pianta. In questo modo in futuro si potrà, forse, reimpiantare laddove il CoDiRo aveva mietuto le sue innumerevoli vittime. Rimane comunque il rammarico per ciò che si sarebbe potuto fare ma che, colpevolmente, non è stato attuato per evitare questa tragedia o perlomeno per ridurne l’entità.

Marco Zini

NOTE:

  1. Coltivabilità: possibilità di un microrganismo di qualsiasi natura di essere fatto crescere su substrati artificiali e condizioni controllate in laboratorio
  2. Philaenus spumarius: insetto facente parte della famiglia degli Aphrophoridae, denominata sputacchina per la caratteristica formazione di aggregati schiumosi molto simili alla saliva umana sopra gli ospiti vegetali con funzione protettiva
  3. Servizio Fitosanitario: ente statale che possiede una dislocazione regionale con relativa indipendenza d’azione e di decisione riguardo le norme in materia di difesa delle piante all’interno del territorio di controllo. I propri addetti sono considerati pubblici ufficiali ed attuano monitoraggi sull’evoluzione dei patogeni delle colture presenti nel loro areale di competenza.
  4. Cultivar: termine tecnico che consiste nell’unione dei termini inglesi Cultivated Variety ovvero letteralmente varietà coltivata. Si definisce cv una particolare genotipo appartenente ad una specie che è di interesse antropico

BIBLIOGRAFIA:

[1] Comitato nazionale delle ricerche, 18-04-2017. Comunicato stampa: Scoperta un’altra nuova cultivar di olivo resistente a Xylella